Kali Yuga

Noi studiamo la storia pensando alle tappe dell’evoluzione dell’uomo e ci crediamo più evoluti dei nostri antenati, ma come facevano i nostri antenati senza computer sofisticati, senza tecnologia a conoscere il ciclo del cosmo e delle stelle? come facevano a fare calcoli complessi utilizzando semplicemente due pietre o piccoli bastoncini? Gli antichi sapevano ascoltare, teorizzare, ma sopratutto conoscevano due tipi di intelligenza, quella razionale e quella spirituale che non deriva dal cervello, ma dal cuore, si chiama saggezza. Gli antichi quelli che esistevano in ere più remote rispetto a quelle dei romani avevano società evolutissime, conoscevano la medicina, la scienza e altre pratiche ormai in disuso. La loro civiltà era più introspettiva e anche tecnologicamente più avanzata della nostra, ma la loro tecnologia si chiamava “natura”. Avevano suddiviso il mondo in quattro ere, la prima era la più perfetta delle ere, mentre la nostra l’avevano soprannominata era kali Yuga, l’era della corruzzione totale, l’ultima delle ere…
Laddove non v’é più spazio per i sentimenti, per l’amore delle piccole cose, per le gentilezze e i valori come l’onestà e l’integrità morale, la società si sfascia…
Il problema principale é l’uomo, siamo noi collettivamente che facciamo si che qualcuno punti sui nostri egoismi personali, sesso, denaro, potere…
In quanto persona scettica e molto razionale ho sempre creduto che il mondo non fosse semplice da spiegare, che in realtà i dinamismi fosserò più complessi, ma alcune cose poi sono arrivato a capirle, anche se sono difficili da spiegare a chi di queste cose non vuole assolutamente sentir parlare e so benissimo cosa penserebbe, perché l’ho pensato anche io…poi un giorno ho letto un principio metodologico chiamato il rasoio di occam, che cita “la spiegazione più semplice é sempre quella più banale”.
Mi alzo la mattina in un mondo che detesto che non riconosco che fa finta di funzionare ma che fallisce giorno dopo giorno, deperisce lentamente portandosi con se tutti i fasti della sua massima lucenza…
Sono stato partorito in un mondo che ho imparato a detestare presto, per fortuna la mia infanzia l’ho vissuta in montagna in un piccolo paradiso terrestre, aprivo la porta e avevo gli alberi e i prati di fronte a casa, aria pulita, sentivo cinguettare gli uccelli, ma ben presto le cose cambiarono mi trasferì in città..” e cosi io vi mando come pecore in mezzo ai lupi”. In città le puttane giravano libere per la strada, il sesso era ovunque in tv, nei cartelloni pubblicitari a volte persino nei cartoni animati e io avevo solo 10 anni…
Istigazione continua, immagini subliminali e cambiamento delle percezioni, bombardamenti psicologici, non che il sesso sia da negare, non sono un prete, affatto odio i moralismi, ma dovrebbe essere qualcosa di naturale e romantico almeno a quell’età per un bambino che non comprende molto.
L’aria in città era irrespirabile e tutte le volte che mi ci portavano con il treno pensavo ad un luogo grigio, pieno di fabbriche fumanti che vomitavano le loro sostanze tossiche tutti i giorni, cemento ovunque, poche possibilità di stare per la strada, di vivere, conoscere, troppi pericoli intorno..non era come il mio paese o la piccola città che nascosta tra le montagne aveva pochi abitanti.
Un mondo pazzo in crisi che correva in continuazione senza sapere dove stesse andando, tutti che correvano, tutti nervosi, tutti a respirare tossine maleodoranti e ad essere contenti della loro vita da schiavi per un po’ di “oro” al mese. Oro che gli permetteva di mandare i figli a scuola…già da piccolo entravo in depressione perché non mi piaceva la visione di questo mondo, che consideravo stupida, schiavista, arretrata. Nei paesini confinanti al mio tutto funzionava, c’era il lattaio, il panettiere, il falegname..tutti lavoravano senza ammazzarsi di lavoro e tutti creavano per la comunità in cui vivevano purché tutti a fine giornata potessero mangiare. Non esistevano i grandi (virtuali) sistemi economici, non esistevano gli eccessi, tutto era equilibrato per quella dimensione. Crescendo in una città iniziai a sentirmi un leone in gabbia, represso, aggressivo, mi erano stati privati quelli spazi essenziali che permettono ad una comunità di respirare, chi non ha mai vissuto fuori non può capire, ma il contatto con la terra, con la natura, cambia le nostre percezione e a volte persino personalità e carattere…

Non riuscivo a comprenderlo il mondo, forse perché non avevo tutti quei bisogni e quelle paure di cui la gente si nutriva, non avevo una maschera come molti per proteggermi da come ero, ero me stesso con le mie idee, le mie paure, le mie verità che non temevo di esternare, che invece molti avevano per paura di essere giudicati o messi in croce e allora si nascondevano, si omologavano, ognuno pensava ad un proprio ritorno a se stesso, salvarsi la pelle per paura di far emergere le proprie debolezze, ed io ero come una tigre in gabbia, una gabbia chiamata cemento, mentre qualcuno veniva a osservarmi come un animale, io stavo li pronto ad aggredire in qualsiasi momento…Non concepivo l’idea di schiavitù, non concepivo la rovina del mondo, le fabbriche, ero arrivato ad odiarlo quel mondo e lo odio tutt’ora, tutte quelle macchine, tutti quei supermercati, la gente ammassata, nervosa..tutto però sembrava funzionare, tutti avevano la casa, la macchina, il vizietto, ognuno aveva quello che voleva e se non lo aveva faceva in modo di ottenerlo…tanti egoismi, tutti insieme, tutti che si copiavano ed ognuno che pensava al proprio torna conto senza badare agli altri, si chiudevano nelle loro piccole tane contenti di vivere quella vita di merda per aver superato il mese, tantissime persone che nemmeno si conoscevano tra loro, ognuno pensava a se stesso e tutti si dimenticavano degli altri, ed é cosi che arrivarono i politici corrotti e la mafia, il mondo si ingigantiva, correva era divenuto incontrollabile,sparivano sempre più le concezioni comunitarie, nazionali e alla fine nessuno capiva più niente, i soldi sparivano dalle tasche dei cittadini e nessuno sapeva dove andavano a finire, con il tempo sparì il lavoro e la gente cominciò a capire di essersi piegata troppo ai voleri di una società gerarchica e del proprio egoismo che le costringeva a quella vita cupa solo per gloria personale, ma per molti cosi non fu e come si dice in questi casi..chi troppo vuole nulla stringe…Il mondo era nero, le sue vibrazioni, le persone cominciarono a tornare come bestie, prediligendo gli istinti alla ragione, esasperando al massimo le loro debolezze, la gelosia, l’invidia, l’avidità, l’odio, l’ira e quello che un giorno mi fermai a pensare attaccando il sistema, la corruzione, la politica di palazzo fu che…
la colpa é anche nostra, Nostra che abbiamo concesso al sistema di andare verso una determinata direzione per eogismo personale, qui non si tratta più di combattere una guerra per risanare le cose, la nostra guerra é tipo spirituale e culturale. Una persona non può vivere di sola spiritualità, deve vivere anche di cultura e razionalità, dovrebbe solo riuscire ad equilibrare questi tre elementi. La guerra é personale, se l’uomo non evolve non possiamo pretendere che le cose possano andare nel verso giusto, posso anche vincere qualche battaglia antepormi al sistema corrotto, fare una guerra, ma il problema resterà sempre e il problema sono le persone, non tutte hanno la forza di capire, é una guerra contro l’ignoranza, ma l’ignoranza non vuol dire cultura, vuol dire anche solo avere coscienza delle cose..coscienza anche di saper accontentarsi, ma accontentarsi non significa accettare qualsiasi tipo di lavoro, qualsiasi tipo di imposizione, accontentarsi delle piccole cose, ma perseguendo sempre la propria natura etica, accettare lavori dove ci si possa sporcare le mani ma purché siano puliti in primis per l’ecosistema in cui viviamo e che in secondo luogo non fosserò luoghi malsani di cinismo, malattia e corruzione come succede perlopiù oggi. Ognuno deve poter trovare la sua strada e fare ciò che ama fare per il bene della comunità, nel contempo ci si accontenta dei piccoli gesti, delle parole dette a metà, delle persone che ci confortano nei momenti di crisi, ma sopratutto della propria situazione economica che ci pone in uno stato equo rispetto agli altri, fare discorsi di questo genere oggi, con la divisione netta della società tra ricchi e poveri diventa difficile per chi ogni mese sfrecciando con il suo q7 e le sue puttane pensa di godersi la vita, mentre vive solo piccole illusioni che spesso portano a momenti di sconforto tremendi..c’è chi la corruzione la vive perché gli piace, la odora fino in fondo, finché il karma non interviene e lentamente inizia a toglierli tutto. Le cose devono essere fatte se reputate etiche non per pensare ad un ritorno, se un lavoro non lo giudico etico non vado a farlo, solo cosi potremo cambiare il mondo, rivoltare il sistema che sta esalando i suoi ultimi respiri che dureranno ancora per molto tempo…

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